gio, giu 19, 2008
Salve Lorella,
mi spiace che il film non ti sia piaciuto.
Credo che sia normale per un film indipendente che racconta una storia lontano dal gusto dominante (direi dal pensiero unico) e dai canoni televisivi a cui noi tutti siamo abituati.
Questo è il rischio che si corre quando si percorrono strade diverse di narrazione.
Credo che non abbia aiutato neppure il tipo di proiezione (videoproiezione da DVD masterizzato) che non ha potuto restituire l’impatto fotografico e visivo che il film ha.
Dici che nel film ci sia mancanza di emozione, passione e legame di amicizia: io la penso in maniera diversa.
Sicuramente, non essendo mia intenzione fare una agiografia di Siani, ho cercato di raccontare la storia da un punto di vista oggettivo e questo può avere raffreddato la partecipazione. Credo, però, che ci siano scene come quella del Bacio di Giuda secondo quanto riferito da un pentito o quella di Giancarlo che litiga con Tore su cosa sia importante (conoscere la verità o sapere quello che non si deve sapere) o quella di Giancarlo che cerca calore dalla lampada dopo la minaccia ti spariamo nelle gambe che a me emozionano ancora, dopo centinaia di visioni.
Ricordo, infine, una proiezione a Napoli: un mio coetaneo mi avvicinò dopo la proiezione con le lacrime agli occhi. “Grazie – disse – Giancarlo era mio amico e l’ho rivisto sullo schermo da come si muoveva, da come parlava, da cosa faceva.”
Sia chiaro. Non pretendo che tutti gli spettatori condividano: ognuno deve farsi una propria opinione e dalla dialettica usciamo tutti più consapevoli.
Detto questo devo però sottolineare che quanto affermi che “dire che la camorra ha ucciso un giornalista perché il contesto glielo ha permesso è dire che la camorra non esiste o siamo noi”, esprimi un punto di vista ed un’opinione (che è il pensiero ufficiale dominante) che io non solo non condivido ma che avverso da sempre con tutte le mie forze.
La camorra, come tutte le mafie, è soprattutto un sistema culturale profondamente radicato in alcuni territori per ragioni storiche (basti, per tutte, dire che l’unità d’Italia è stata fatta grazie all’alleanza tra la borghesia del nord e l’onorata società del sud e che la latitanza dello Stato al sud è stata sempre merce di scambio tra i vari potentati economici e politici che si sono succeduti) ma è soprattutto, come finalmente ha spiegato in maniera incisiva Roberto Saviano, la cultura preferita dal sistema capitalistico familiare italiano (ma non solo) per affari ad alta redditività (dagli abiti dell’alta moda, allo smaltimento dei rifiuti industriali, dalla realizzazione di inceneritori fuorilegge, dal riciclaggio di danaro sporco alla evasione fiscale di incenti patrimoni, dalle imprese di costruzione al sistema di scommesse legale e cladestino). Saviano lo dice chiaramente nel libro Gomorra ma anche in tutte le sue interviste.
La classe dirigente dominante vuole farci credere, esattamente come pensi tu, che la camorra raccolga tutti i cattivi, quelli che ammazzano per strada. In realtà la camorra fa spesso il lavoro sporco (come l’uccisione di Siani) ma per accontentare anche altri (politici, imprenditori, magistrati, dirigenti, giornalisti, commercianti, liberi professionisti) e soprattutto oggi la camorra è imprenditrice e gestisce la politica (per farsi un’idea basta pensare che negli ultimi dieci anni sono stati sciolti in Campania 78 consigli comunali per infiltrazione mafiosa : ed è solo la punta dell’iceberg!).
Nel 1991 feci un documentario, sempre su Siani, e la mia posizione era e rimane quella espressa in questo video. Vale a dire che la responsabilità della camorra è anche nostra a causa dei nostri comportamenti, anche i più banali.
Io credo che le mafie non si combattono pensando che riguardano sono gli altri. Solo se tutti prendiamo coscienza che dobbiamo vincere una battaglia culturale contro un modo di fare e di vivere che a molti (forse a tutti) appare più facile.
Siamo disponibili a non comprare prodotti che costano meno (o sono più facili da reperire) perché:
1) fatti grazie a smaltimenti di rifiuti illegali?
2) utilizzano di lavoratori a nero?
3) beni di lusso realizzati grazie allo sfruttamento dei piccoli laboratori clandestini?
Siamo disponibili a non comprare immobili costruiti da ditte mafiose o da ditte che hanno saccheggiato il territorio e l’ambiente?
Siamo disponibili a non investire i risparmi in società, banche e assicurazioni che adottano sistemi da usurai e “mafiosi”?
Siamo disponibile ad abbandonare la società dei consumi, dell’immagine, del prodotto interno lordo galoppante per provare a costruire un “altro mondo possibile” in cui ognuno si impossessa solo di quello che è necessario, in cui i prodotti durano per sempre, in cui i materiali sono riciclabili e le fonti di energia rinnovabili e non inquinanti, in cui la proprietà soddisfa solo le necessità primarie e il profitto speculativo è proibito?
Se siamo disponibili almeno ad una di queste istanze forse abbiamo una speranza di salvezza. Altrimenti non è necessario pensare come fai tu, cara Lorella, che “dire che il contesto uccide è come dire che la camorra non esiste o siamo noi”, perché la risposta l’abbiamo già data con i nostri comportamenti.
Non lo dico io. Lo diceva Aristotele che scriveva che “non siamo quello che diciamo di essere ma sono i nostri comportamenti che dicono chi siamo”.
Non da oggi ma da sempre.
Capisco che pensarla come te sia molto più tranquillizzante e conveniente (soprattutto se si fa parte di quella borghesia che non disdegna di aver a che fare con le mafie per interessi e profitti) ma non credo che chi ci rimette la vita o chi la rischia ogni giorno possa essere d’accordo con questa tesi.
Io sicuramente non sono d’accordo.
Grazie per avermi dato l’occasione per precisare il mio pensiero.
Buona vita.
Maurizio Fiume
gio, giu 19, 2008
“E io ti seguo” non mi è piaciuto. NON ho sentito l’emozione, la passione, il legame che l’amicizia crea fra le persone. Mi riferisco al fatto che Fiume era amico e conosceva Siani: tutto questo il film ed il suo contesto non me lo hanno trasmesso!
Sicuramente la visione ha arricchito il mio patrimonio culturale.
Aggiungo che dire che la camorra ha ucciso un giornalista perché il contesto glielo ha permesso è dire che la camorra non esiste o siamo noi.
Buona giornata
Lorella F.
gio, giu 19, 2008
Il 26 marzo 2008 a Ferrara organizzata da LiberaFerrara e ARCIFerrara si è tenuta alla Sala Boldrini una proiezione del film “e io ti seguo” alla presenza del regista Maurizio Fiume.
Vedi wikio
e wikio.it/news
Dopo la proiezione l’Ufficio Stampa del Comune di Ferrara ha invitato gli spettatori ad esprimere direttamente la propria opinione.
gio, giu 19, 2008
gio, giu 19, 2008
gio, giu 19, 2008
Nel corso della riunione è stata proposta l’approvazione di un documento di “solidarietà ai colleghi del Mattino” per le “trasposizioni fantasiose” operate dal regista Maurizio Fiume con il film “e io ti seguo”, dedicato a Giancarlo Siani. Sull’iniziativa molti si sono dichiarati d’accordo; l’unica voce dissonante è stata quella di Patrizia Capua.
“Non ho visto il film; – ha detto la giornalista di Repubblica – e non sono abituata a esprimere valutazioni al buio”. Ha quindi chiesto ai presenti chi avesse visto il film e tutti hanno ammesso di non averlo visto.
Dopo un lungo silenzio, Elio Scribani, già coautore, come cdr del Mattino, di un molto critico nei confronti di Fiume, ha teorizzato che per prendere posizione era più che sufficiente quanto aveva scritto sulle pagine del Mattino Pietro Treccagnoli nel resocontare da Sorrento la proiezione di “E io ti seguo” riservata alla stampa. Una linea subito sposata da Lucarelli e da altri.
Il documento di “solidarietà ai colleghi del Mattino” è stato quindi approvato da tutti i componenti del direttivo e i rappresentanti delle testate presenti.
Ecco il testo partorito dalla consulta.
GIORNALISTI: CONSULTA CDR CAMPANIA, CENSURA A FILM SU SIANI APPROVATO DOCUMENTO, MONITORAGGIO SU POSIZIONI CONTRATTUALI (ANSA) – NAPOLI, 12 DIC
La Consulta del Cdr della Campania ha espresso “solidarietà ai colleghi del Mattino”.
“Interpretare e rappresentare la dura vita di un cronista – si legge in una nota – ricorrendo a trasposizioni fantasiose per rendere più attraente una vicenda di per sè tragica, costituisce una violazione grave dei più elementari diritti all’informazione. Il film sull’assassinio di Giancarlo Siani del regista Fiume è una testimonianza di come si possano piegare, ad esigenze di cassetta, storie di altissimo impiego professionale e civile”.
La Consulta dei C.d.R. si è riunita oggi con il Direttivo dell’Associazione Napoletana della Stampa e al termine della riunione, è stato approvato, all’unanimità, un documento nel quale si sono avviate alcune iniziative.
La Consulta dei C.d.R. – continua la nota – ha anche preso in esame la situazione della Rai e dei precari “costretti a lavorare senza concrete prospettive di assunzioni, nonostante la grave carenza di organico”. “Rilevato con soddisfazione che la Commissione di Vigilanza Parlamentare – prosegue la nota – ha deciso di effettuare una indagine conoscitiva della situazione, si invitano USIGRAI e FNSI a proporre con forza il problema dei vuoti di organico delle sedi regionali, costrette a fronteggiare continue emergenze per garantire una informazione completa e territoriale”. La Consulta ha richiamato l’attenzione dei direttori “a vigilare affinchè le aziende editoriali che intendono avvalersi, nell’ambito dell’organico redazionale, di stagisti rispettino gli accordi che non prevedono alcun tipo di lavoro redazionale”.
E’ stato, infine, deciso di effettuare un monitoraggio in tutte le aziende editoriali della Campania, al fine di verificare le posizioni contrattuali dei giornalisti in organico. La Consulta dei C.d.R. ha ribadito che “saranno attuate una serie di iniziative contro il lavoro nero”.
La Consulta, inoltre – conclude la nota – ha deciso di tenere una prossima riunione entro il mese di marzo 2004, al fine di verificare il rispetto degli accordi, soprattutto in previsione delle possibili ed auspicabili sostituzioni estive.
COM-FL/SIL
gio, giu 19, 2008
CINEMA: FILM CASO SIANI; FIUME REPLICA A CDR ‘IL MATTINO’
REGISTA, NODO MATTINO-SIANI MAI AFFRONTATO DAVVERO (ANSA) – NAPOLI, 11 DIC
Maurizio Fiume, regista del film “E io ti seguo” sulla uccisione del giornalista napoletano Giancarlo Siani, replica al comitato di redazione de ‘Il Mattino che in una nota pubblicata oggi definisce la pellicola “un gravissimo insulto alla redazione e alla storia” del quotidiano.
“Nel dibattito che è seguito alla proiezione del film ‘E io ti seguo’ agli Incontri Internazionali del Cinema di Sorrento – spiega Fiume – ho più volte ripetuto che Il Mattino di oggi è molto diverso da quello degli anni ’80, individuando il momento della svolta nell’estate del 1993, quando alla direzione del quotidiano è arrivato un giornalista del prestigio di Sergio Zavoli”. “A leggere il comunicato del Cdr de Il Mattino – sottolinea il regista – devo dire che forse sono stato troppo ottimista perchè in alcuni passaggi della dichiarazione, ‘sorprendente’ per la sostanza e la forma, si respira l’aria viziata di anni lontani. L’indicazione del Cdr del Mattino secondo la quale l’interpretazione della realtà per ragioni artistiche possa far ricorso alla fantasia ‘solo per migliorare la trasposizione stessa’ è un duro attacco alla libertà di espressione che, se applicato alla storia del cinema italiano, cancellerebbe il neorealismo, i film di impegno civile di Francesco Rosi e, perfino, le recenti trasposizioni cinematografiche di film come ‘I cento passi’ di Marco Tullio Giordana e ‘Buongiorno, notte’ di Marco Bellocchio”.
“Venendo al merito della questione, sulla quale dichiaro fin d’ora all’attuale direttore Mario Orfeo e alla redazione del Mattino la mia disponibilità a discutere in qualsiasi sede – afferma Maurizio Fiume – devo dire che il nodo Mattino-Siani non è stato mai affrontato davvero. C’è stato qualche raro articolo, ma mai sulle pagine del Mattino”.
“Le indagini del capo della Mobile Bruno Rinaldi e del pm Armando D’Alterio hanno solo toccato via Chiatamone, ma al ruolo svolto da alcuni redattori, il capo della squadra mobile, Rinaldi, dedica un intero capitolo – ricorda Fiume – e li cita in maniera durissima nelle conclusioni del primo rapporto di polizia giudiziaria sull’omicidio Siani che firma nel dicembre 1993″.
“La questione – osserva il regista – è certamente complessa e merita un approfondimento serio, ma vorrei ricordare un episodio, raccontato nel film. Come risulta dalla documentazione processuale, il giorno in cui viene ucciso Giancarlo Siani è molto preoccupato. Cerca invano aiuto e telefona al professore Amato Lamberti. Gli chiede di incontrarlo subito e gli dice di non poter parlare perchè è al Mattino. Lamberti gli propone un incontro alla Caffettieria di piazza dei Martiri. Siani risponde che è troppo vicino al Mattino. Giancarlo ha paura. Di che cosa? Di chi?”(ANSA).
gio, giu 19, 2008
CINEMA: FILM CASO SIANI; FIUME REPLICA A CDR ‘IL MATTINO’
REGISTA, NODO MATTINO-SIANI MAI AFFRONTATO DAVVERO (ANSA) – NAPOLI, 11 DIC
Maurizio Fiume, regista del film “E io ti seguo” sulla uccisione del giornalista napoletano Giancarlo Siani, replica al comitato di redazione de ‘Il Mattino che in una nota pubblicata oggi definisce la pellicola “un gravissimo insulto alla redazione e alla storia” del quotidiano.
“Nel dibattito che è seguito alla proiezione del film ‘E io ti seguo’ agli Incontri Internazionali del Cinema di Sorrento – spiega Fiume – ho più volte ripetuto che Il Mattino di oggi è molto diverso da quello degli anni ’80, individuando il momento della svolta nell’estate del 1993, quando alla direzione del quotidiano è arrivato un giornalista del prestigio di Sergio Zavoli”. “A leggere il comunicato del Cdr de Il Mattino – sottolinea il regista – devo dire che forse sono stato troppo ottimista perchè in alcuni passaggi della dichiarazione, ‘sorprendente’ per la sostanza e la forma, si respira l’aria viziata di anni lontani. L’indicazione del Cdr del Mattino secondo la quale l’interpretazione della realtà per ragioni artistiche possa far ricorso alla fantasia ‘solo per migliorare la trasposizione stessa’ è un duro attacco alla libertà di espressione che, se applicato alla storia del cinema italiano, cancellerebbe il neorealismo, i film di impegno civile di Francesco Rosi e, perfino, le recenti trasposizioni cinematografiche di film come ‘I cento passi’ di Marco Tullio Giordana e ‘Buongiorno, notte’ di Marco Bellocchio”.
“Venendo al merito della questione, sulla quale dichiaro fin d’ora all’attuale direttore Mario Orfeo e alla redazione del Mattino la mia disponibilità a discutere in qualsiasi sede – afferma Maurizio Fiume – devo dire che il nodo Mattino-Siani non è stato mai affrontato davvero. C’è stato qualche raro articolo, ma mai sulle pagine del Mattino”.
“Le indagini del capo della Mobile Bruno Rinaldi e del pm Armando D’Alterio hanno solo toccato via Chiatamone, ma al ruolo svolto da alcuni redattori, il capo della squadra mobile, Rinaldi, dedica un intero capitolo – ricorda Fiume – e li cita in maniera durissima nelle conclusioni del primo rapporto di polizia giudiziaria sull’omicidio Siani che firma nel dicembre 1993″.
“La questione – osserva il regista – è certamente complessa e merita un approfondimento serio, ma vorrei ricordare un episodio, raccontato nel film. Come risulta dalla documentazione processuale, il giorno in cui viene ucciso Giancarlo Siani è molto preoccupato. Cerca invano aiuto e telefona al professore Amato Lamberti. Gli chiede di incontrarlo subito e gli dice di non poter parlare perchè è al Mattino. Lamberti gli propone un incontro alla Caffettieria di piazza dei Martiri. Siani risponde che è troppo vicino al Mattino. Giancarlo ha paura. Di che cosa? Di chi?”(ANSA).
mar, lug 1, 2008
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